Medicina
e Diritto
Il
consenso informato: condividere informazioni per lavorare più sereni
Il
consenso deve derivare da partecipazione, consapevolezza, libertà di scelta
e di decisione dei pazienti: il tutto è fortemente connesso a una preventiva
e completa informazione. Per questa ragione l’operatore sanitario ha l’obbligo
di offrire gli elementi indispensabili perché chi deve sottoporsi a un
trattamento sanitario sia sufficientemente informato sul trattamento,
sulle alternative terapeutiche, sulle possibilità di successo, sui rischi
e gli effetti collaterali. L’osservazione del consenso informato in chiave
empirica è il banco di prova della propria conoscenza di un tema che tutti
sanno non più collocabile ai margini dell’attività professionale sanitaria.
Il punto è che ciò che accade nel mondo giuridico non sempre supera le
sue barriere. Ottenere l’assenso all’atto medico attraverso un percorso
informativo non significa semplicemente dare un’informazione in maniera
standardizzata, per lo più accompagnata da moduli precompilati. La disciplina
sul consenso è e rimane complessa. Decifrare ed estrapolare regole condivise
per trasmetterle a coloro che devono servirsene significa anche comprendere
le ragioni di fondo delle scelte che i tribunali, nella casistica note
spesso anche alla cronaca giudiziaria, hanno ritenuto inadeguate o non
conformi all’ordinamento. Esiste una sorta di disagio verso gli obblighi
di informazione e consenso, spesso percepiti come intralci burocratici,
anche perché la materia scientifica è spesso delicata e non di semplice
comprensione per il paziente. In una realtà come quella attuale in cui
la condivisione dei contenuti è ineludibile, è auspicabile che le esperienze
possano stimolare la discussione e il confronto continuo, consentendo
chi lavora in ambito sanitario ed è chiamato ad assumersi responsabilità,
di trovare risposte efficaci, esprimere i dubbi e le opinioni e, perché
no, lavorare con maggiore serenità.
Llink per approfondire:
Pratica
medica & Aspetti Legali
Editoriale del nuovo numero 2012; 6 (1)
Diritto
Sanitario
Il
consenso informato
Accanimento
terapeutico e consenso (un caso)
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Web
e medicina
Social
network e gamification: qualcosa sta cambiando in medicina
Il
reclutamento di pazienti per la ricerca sanitaria con metodi tradizionali
è diventato più costoso e impegnativo negli ultimi decenni.
A contenere i costi ci pensa Internet, almeno secondo l'esperienza raccontata
dai ricercatori Royal Melbourne Hospital in Australia che nel 2010 hanno
messo un annuncio su Facebook invitando i naviganti a
prender parte a uno studio. Risultato? 551 donne hanno risposto all'invito,
426 delle quali hanno accettato di partecipare alla compilazione di un
questionario per lo studio. Inoltre l'ampia distribuzione geografica e
il profilo socio-economico dei partecipanti combaciava con la popolazione
individuata come target. Costo dell'operazione di reclutamento? 20 dollari,
ossia il costo della pubblicità su un social network: un'operazione
decisamente costo-efficace e un'opportunità nuova per le modalità
di reclutamento. Il
successo dell'iniziativa avrà implicazioni future per la ricerca
medica.
Il New York Times ha pubblicato lo scorso 4 febbraio un articolo
su HealthTap, una start-up con sede a Palo Alto. Sul
sito di HealthTap, gli utenti possono cercare qualsiasi consulenza medica,
e i medici possono guadagnare riconoscimenti e stravaganti "premi"
per ogni risposta data. Il servizio è gratuito, e i medici non
vengono pagati, ma si impegnano in gare ludiche, guadagnando punti e scalando
"livelli di reputazione". Oltre ai premi, il sito offre alcune
funzionalità di social network. Il gioco pare funzionare: dalla
data di creazione del sito (maggio 2010), sono 10.000 i medici registrati.
Secondo Ron Gutman, amministratore delegato di HealthTap, "negli
ospedali universitari o di grandi dimensioni, la reputazione di un medico
è nota ai colleghi che lavorano con lui in quella sede. Su HealthTap
la reputazione professionale è trasparente anche i pazienti e da
altri colleghi". Ma non tutte le ciambelle nascono col buco. Un disclaimer
a pie' di pagina delle pagine web interne cita che il sito "non fornisce
un consigli medici per la diagnosi o il trattamento", ma è
difficile che per le stesse finalità del servizio tale impegno
sia realmente rispettato. Il numero di caratteri disponibili per le risposte
è di 400, una lunghezza spesso non sufficiente per fornire risposte
di carattere medico. Peter W. Carmelo, presidente della American Medical
Association, si dice preoccupato per l'uso di informazioni mediche on-line
che dovrebbero "completare, non sostituire, la comunicazione tra
un paziente e il medico". Inoltre, informazioni mediche date senza
contestualizzazione e visita del paziente potrebbero rivelarsi più
una minaccia per la salute dei pazienti che una risorsa.
Certo è che la scienza medica sta rispondendo alle sfide che la
tecnologia web propone: l'obiettivo del prossimo futuro sarà comprendere
quale sia l'uso migliore delle risorse disponibili. I modelli positivi
non mancano: lo dimostra l'esperienza australiana. I medici stanno anche
cominciando a vedere opportunità interessanti nella comunicazione
on line, ma è necessario che la comunità scientifica aiuti
a definire regole a vantaggio della corretta informazione e del miglioramento
dell'assistenza.
Per
approfondire segnaliamo qualche link:
Web-Based
Recruiting for Health Research Using a Social Networking Site: An Exploratory
Study
Advice
for the Ill, and Points for the Doctors (articolo del New York Times)
Il sito di HealthTap
HealthTrust: A Social Network
Approach for Retrieving Online Health Videos
Ethical
Questions for Medical Professionalism in the Digital Age
Più
tutele per utenti social network e blog su salute, arriva avvertenza di
rischio
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Politica
sanitaria
Se
il farmaco equivalente diventa sostituibile
Le
implicazioni della norma che affida al medico il compito di informare
il paziente dell'eventuale disponibilità dell'equivalente generico
al farmaco prescritto meritano un approfondimento. Non è stata
infatti la più discussa tra le disposizioni in materia sanitaria
contenute nel decreto Liberalizzazioni che sta per essere convertito in
legge, ma le conseguenze potrebbero essere importanti, e non solo per
l'impatto economico. Se è infatti opportuno ricondurre alle competenze
del medico la prescrizione e l'informazione del paziente sul farmaco equivalente,
finora affidata al farmacista, il segretario nazionale della Federazione
Federazione italiana medici di famiglia, Giacomo Milillo, è critico
sul concetto di sostituibilità.
Prescrivere
un farmaco generico, ritiene Milillo, è sempre preferibile quando
il corrispondente "di marca" non comporta vantaggi evidenti,
ma la prescizione non dovrebbe essere sostituibile, salvo nei casi esplicitamente
indicati dal medico. Questo perché sostituire un farmaco, non importa
se generico o branded, introduce una variabile che può
complicare per il medico la verifica del risultato a
seguito della prescrizione.
Passando
a esaminare gli aspetti farmacologici, per essere definito
equivalente un farmaco deve contenere la stessa quantità di principio
attivo del corrispondente a marchio depositato, ma le differenze di biodisponibilità
possono discostarsi anche del 20%. Pur trattandosi di differenze intra-individuali
riscontrabili anche tra pazienti diversi che assumono uno stesso farmaco,
è importante tenerne conto prima di sostituire un farmaco già
rivelatosi efficacie per un paziente.
A
ciò si aggiunge il fatto che sostituire un farmaco può causare
reazioni avverse per la presenza di eccipienti diversi
che potrebbero essere allergizzanti, fermo restando che i controlli di
qualità sono garantiti allo stesso modo per tutti i farmaci, generici
e non.
Quando i farmaci assunti abitualmente vengono sostituiti, infine, aumenta
il pericolo di errore per il paziente che rischia di
confondersi al momento dell'assunzione. La probabilità che si verifichi
un errore è maggiore per gli anziani che si ritrovano un medicinale
a cui non sono abituati, soprattutto se, come spesso accade, assumono
diverse tipologie di farmaci. L’attenzione crescente al risparmio può
far sì che il paziente accetti la sostituzione, trascurando valutazioni
sulla salute. Né la continuità terapeutica può essere garantita
dai farmacisti, che non possono registrare i dati del malato per dare
sempre lo stesso farmaco. Come prevenire allora questi casi? Il consiglio
di Francesco Del Zotti, medico di Medicina Generale esperto in valutazione
dei servizi sanitari, nei casi di pazienti fragili è
di scegliere l'equivalente, sottolineando la dicitura "non sostituibile"
e spiegando all’assistito che è importante non cambiare continuamente
pastiglia, anche se costa meno.
Per approfondire
segnaliamo qualche link:
I dubbi sui farmaci generici al vaglio degli esperti
(Dal Dossier diritto di Corriere Salute)
Dossier sui farmaci equivalenti di Dialogo sui farmaci
Il ministro Balduzzi commenta la norma sui generici
(dal Sole 24 Ore Sanità)
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Comunicare
in medicina
Blog,
medicina e comunicazione scientifica. Ce ne parla il blogger Roberto Insolia*
Nessun
sacro fuoco per la scrittura. Nessuna mission per diffondere la Scienza.
Bensì il più prosaico desiderio di allargare gli orizzonti lavorativi
e di cercare nuovi stimoli: ecco allora che circa due anni fa un biologo,
fino ad allora sul bancone del laboratorio, decide di aprire un
dialogo con la comunità non-scientifica, che di fatto rappresenta
buona parte delle persone che gira per la strada, che lavora in fabbrica
e in banca, che fa sport e fa politica. Questo è stato il Big Bang del
blog La Scienza siamo anche noi, che sicuramente ha raggiunto
solo una piccola parte del target di lettori sopra citato, ma che ha dato
la possibilità a quel biologo di scrivere di scienza a tutto tondo, di
provare a mettere in pratica le regole della comunicazione (scientifica)
e, non ultimo, di arrivare a scrivere questo post. Se per qualunque articolo
di giornale è fondamentale l'attacco giusto, per gestire un blog scientifico
è opportuno ricordarsi che anche la ricerca qualche volta può essere noiosa.
Quindi, si inizia a scrivere, ma avendo ben chiaro il linguaggio
che si vuole usare con i propri (futuri) lettori. Ecco perché
un importante manuale di lavoro si è rivelato essere l'assolutamente non
scientifico On Writing di Stephen King: sì, perché l'esercizio
quotidiano della lettura e della scrittura, di qualunque argomento sia
come lì suggerito, serve a stringere lentamente in un gomitolo di validi
e pertinenti post i propri lettori. Questi al momento sono studenti
e persone essenzialmente dal background non scientifico, le quali
pongono spesso quesiti piuttosto specifici, e che ovviamente meritano
sempre una precisa, possibilmente celere, risposta. Ma in realtà, fra
i più attenti frequentatori del mondo web “medico scientifico” ci sono
ormai i pazienti stessi: ecco allora che un contatto
con qualcuno di loro, da una parte di estrema gratificazione, deve essere
gestito con attenzione e scrupolosità. Perché, francamente, scrivere un
buon articolo può essere molto più semplice che consigliare il “miglior
centro” dove si cura una certa patologia. Volendo citare ciò che uso ogni
giorno per poi foraggiare il blog, io sono un accanito utilizzatore del
buon (ormai, vecchio?) strumento dei web feed; riviste
internazionali strettamente mediche oppure di scienza più generale, qualche
blog e magari qualche agenzia stampa, vanno a popolare il flusso quotidiano
di notizie che tengo sotto controllo. Poi, qualunque articolo o post venga
scritto nel web merita un “cinguettio” via Twitter per
divulgare - gli informatici dicono in modo “virale” - il proprio messaggio.
Ma, come scegliere la notizia su cui scrivere? Ritengo che un valore aggiunto
al dato strettamente scientifico sia di contestualizzare la ricerca e
i ricercatori in una narrazione di scienza più ampia, sia attraverso post
precedentemente scritti, sia attraverso una visione più globale della
singola news; ecco quindi che notizie “minori” ma accuratamente scelte,
possono aiutare a costruire una storia o approfondire un argomento, anche
nel corso del tempo. In questo senso, ritengo che la piattaforma di curation
giornalistica Storify possa essere uno strumento molto
stimolante e innovativo, da provare nel campo della comunicazione scientifica.
*Roberto
Insolia, laureato in Scienze Biologiche all'Università
di Pavia, è appassionato di scrittura scientifico divulgativa e
autore del blog su notizie e tematiche di biologia e medicina La
Scienza siamo anche noi
Per
approfondire segnaliamo qualche link:
EpiCentro
Research
Blogging
Il
mestiere di scrivere
Storify
Cos'è
un post? Post letteralmente significa 'comunicazione',
'corrispondenza'. Nel gergo dei blogger - e in più in generale
di Internet - non è altro che un articolo, un contenuto pubblicato
su un blog.
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